Tomba Sartorio
Michela Messina
Questo monumento funerario - un unicum nel cimitero triestino - reca una pregevole e antica scultura in marmo di Carrara raffigurante la Religione velata, opera del 1786 di Giuseppe Sanmartino, autore del notissimo Cristo velato nella Cappella Sansevero a Napoli, che in quest'opera mostra il suo stile connotato da grazia, spiritualità e freschezza.
La Religione, panneggiata e velata, si erge su un basamento, ornato da un bassorilievo con Le opere di Misericordia. Sostiene con la mano sinistra una croce di tronchi, posata sul libro dei Vangeli, mentre nella destra reggeva (fino al 1995) il cuore fiammeggiante della Carità; calpesta col piede sinistro la maschera dell'ipocrisia, le carte delle false dottrine e i serpenti del vizio, e lascia scivolare accanto al destro un putto ricciuto e bendato (anch'esso scomparso nel 1995), raffigurante l'Amore profano.
L'opera proviene dalla Cappella commissionata da Pietro Regine a Forio d'Ischia, spoliata nella seconda metà dell'800 e poi demolita, e se ne conserva un bozzetto in terracotta nel Museo di Palazzo Venezia a Roma.
La tomba fu concessa nel 1864 al barone Pietro Sartorio (Trieste 1796-1890), ricco imprenditore della buona società triestina, benefattore, appassionato d'arte e collezionista, che abitava con la moglie Giuseppina Fontana nella villa divenuta Museo Sartorio.
Si deve a lui l'acquisto e il trasporto a Trieste di questo capolavoro della scultura tardobarocca napoletana, in una data imprecisata tra il 1870 e il 1886.
La tomba è stata restaurata nel 2020-2021 a cura del Comune di Trieste con un contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste.
Autore: Giuseppe Sanmartino (Napoli 1720-1793)
Data: 1786
Posizione: campo X, arcate, classe I, n. 44
Bibliografia
FIRMIANI 1986, pp. 67-73; BELLOCCHI 2001, pp. 39-40 (con bibliografia); CATELLO 2004; DI LUSTRO 2017; La religione velata 2018; Sulla tomba Sartorio 2021; BELLOCCHI 2023, p. 40.
