Sculturi tra Otto e Novecento

Tra pietra ed eternità. Arte oltre la morte

Il Cimitero di Sant’Anna non è solo un luogo di memoria e raccoglimento, ma anche un vero e proprio museo a cielo aperto, dove la scultura italiana ed europea trovano una delle espressioni più alte e significative.
Al suo interno, sono presenti opere di artisti che hanno plasmato il panorama della scultura triestino, e non solo, mettendo in luce il dialogo tra tradizione e innovazione, tra influenze locali e internazionali.
In un primo periodo, non può essere individuata a Trieste una presenza artistica particolarmente significativa, motivo per cui, almeno nelle fasi iniziali di sviluppo, la ricca borghesia deve rivolgersi alle regioni limitrofe per commissionare opere d’arte che adornino le residenze cittadine oppure per la creazione di monumenti sepolcrali per le proprie tombe di famiglia. Inizialmente, si nota la presenza di un nutrito gruppo di artisti veneti di chiara impronta neoclassica, tra i quali rientrano sicuramente Antonio Bosa (1777- 1845) e i suoi due figli, Francesco (1803-1870) ed Eugenio (1807-1875). Si assiste a un graduale allontanamento dal Neoclassicismo e una prima timida adesione agli stilemi romantici. Sicuramente in questo panorama si inserisce la figura di Luigi Ferrari (1810- 1894), scultore veneziano, che per il cimitero triestino realizza la Tomba de Reyer, il cui Angelo della Resurrezione, viene spesso associato alla scultura della Speranza del milanese Pietro Magni (1817-1877), creata per il Monumento funebre della famiglia Sartorio Gobbi. In Europa inizia ad affermarsi il movimento simbolista, sicuramente influenzato dalle innovazioni stilistiche dell’Art Noveau e dal realismo erotico di Auguste Rodin. L’unica opera del danese Rudolph Tegner (1873-1950), creata per la Tomba Hummel Radivo, rappresenta un precocissimo approccio alla scultura di tipo simbolista, che nel contesto italiano giunge a piena maturazione con l’arte di Leonardo Bistolfi (1859-1933), scultore lombardo che realizza per il Cimitero di Sant’Anna la Tomba Sospisio Bourbon del Monte.
Con l’istituzione della Scuola Industriale di Trieste, vengono poste le basi per la creazione di un gruppo di giovani artisti triestini. Ruolo di primaria importanza è sicuramente quello rivestito dallo scultore Giovanni Depaul (1825-1919), che si dedica all’insegnamento dal 1863 al 1906. Suoi allievi sono i triestini Romeo Rathmann (1880-1961), Giovanni Mayer (1863-1943) e Giovanni Marin (1875-1926). In un primo momento, i giovani artisti decidono di proseguire il loro percorso di formazione nelle vicine accademie di Brera e Venezia, ma inizia a emergere una nuova generazione che decide di recarsi all’estero, con l’intento di confrontarsi con un contesto culturale più cosmopolita. Questo è sicuramente il caso del triestino Ruggero Rovan (1877-1965) e dei friuliani Antonio Camaur (1875-1919) e Alfonso Canciani (1863-1955), i cui insegnamenti gettano le basi per l’elaborazione artistica fortemente geometrica e materica che contraddistingue l’opera dell’allievo Marcello Mascherini (1906-1983), in contrapposizione all’arte allegorico-simbolica di Franco Asco (1903-1970).

Franceasca Avignone

Giovanni Marin, Progetto del monumento funebre per la famiglia Giuseppe Fulignot, 21 novembre 1923 (AGCTs, Monumenti funerari, classe III, n. 4052)
Giovanni Marin, Progetto del monumento funebre per la famiglia Giuseppe Fulignot, 21 novembre 1923. Particolare. (AGCTs, Monumenti funerari, classe III, n. 4052)