Collezionisti e benefattori

Le tombe raccontano.
Trieste città di collezionisti e benefattori

Nel panorama culturale triestino tra il XVIII e il XIX secolo, un ruolo centrale nel favorire la crescita economica e culturale della città è stato rivestito dal collezionismo e dalla beneficenza.
Trieste, grazie alla proclamazione del Portofranco, diventa un centro caratterizzato da una fulminante espansione commerciale e urbanistica, che richiama qui famiglie di origini diverse, attratte dalle favorevoli condizioni economiche, da una politica di tolleranza e dalla libertà religiosa. Questa nuova élite si dedica al collezionismo e al mecenatismo, acquistando opere d’arte e oggetti pregiati da mercati vicini come Venezia e Milano e sostenendo artisti e istituzioni culturali.
Tra le famiglie più illustri, spicca quella dei Fontana, originaria del Canton Ticino. Carlo d’Ottavio Fontana, farmacista e collezionista, accumula una vasta raccolta numismatica e di vasi antichi, parte della quale viene donata al Civico Museo di Antichità. I suoi figli, Carlo Antonio e Giuseppina, continuano l’attività collezionistica e benefica, con donazioni significative ai musei triestini.
La famiglia Sartorio, originaria di Sanremo, si distingue per il suo contributo economico e culturale. I principali esponenti sono Giovanni Guglielmo e Pietro Sartorio, sposato con Giuseppina Fontana. I loro discendenti arricchiscono ulteriormente la raccolta di opere d’arte e l’ultima erede, Anna Sartorio, lascia la casa di famiglia e le collezioni ivi contenute al Comune di Trieste, dando origine al Museo Sartorio.
La famiglia Morpurgo, di origine ebraica, giunge a Trieste e si afferma nel settore bancario e commerciale. Giuseppe Morpurgo, Presidente delle Assicurazioni Generali, si dedica alla beneficenza e al progresso sociale. La collezione di famiglia, ampliata da Marco Morpurgo, include opere di Palma il Giovane e Velázquez.
La famiglia Franellich, di sentimenti liberali, si distingue per la sua imponente pinacoteca e per il sostegno alla beneficenza. Luigi Franellich, avvocato e collezionista, dona numerosi oggetti al Museo Civico di Antichità e finanzia monumenti cittadini.
La famiglia Kalister, originaria dell’attuale Slovenia sud-occidentale, si dedica al mecenatismo e alla cultura. Franc Kalister costruisce il Palazzo Kalister e vi raccoglie una collezione artistica internazionale, venduta in un’asta a Monaco nel 1908.
La famiglia Currò, di origine siciliana, si afferma nel commercio di agrumi ma non dimentica la beneficenza. Rosario Currò figlio, raffinato collezionista, lascia in legato ai musei triestini una vasta raccolta di opere d’arte e oggetti esotici.
Vanno infine ricordati Giuseppe de Marenzi, esponente dell’antica nobiltà triestina, che con il suo generoso lascito ha contribuito alla costruzione del Ginnasio italiano; Carlo Zanella, agente del Lloyd in Asia, al cui legato si deve gran parte delle collezioni del Museo d’Arte Orientale di Trieste; Giuseppina Oblasser, che lasciò ai musei dipinti, acquerelli e una raccolta egittologica di grande valore.
Il collezionismo e la beneficenza sono stati strumenti utili a consolidare il prestigio sociale delle famiglie triestine e hanno lasciato un’eredità culturale che ancora oggi arricchisce la città.

Michela Messina e Francesca Avignone

Luigi Conti, Progetto per la tomba di Giuseppe de Marenzi, 26 luglio 1880 (ATDCTs, Partita IX, n. 63)
Luigi Conti, Progetto per la tomba di Giuseppe de Marenzi, 26 luglio 1880 (ATDCTs, Partita IX, n. 63)