Caduti della I e della II guerra mondiale

Il sacrificio per la patria.
Tombe e monumenti ai caduti nei due conflitti mondiali

Tra i percorsi che si snodano lungo i cipressi sempreverdi del Cimitero di Sant’Anna è possibile tracciarne uno che accompagna il visitatore nella rievocazione di coloro la cui vita è stata spezzata durante i due massimi conflitti del Novecento.
Un itinerario ideale - non esaustivo - è quello che dall’ingresso del camposanto viene percorso in senso orario fino all’Ara dei Caduti nel Primo conflitto mondiale, opera dell’architetto Carlo Polli, la quale si erge imponente in mezzo alla rotonda meridionale (campo XIV, n. 68).
Diversi campi conservano tombe che custodiscono il ricordo di chi, in modo diverso, ha sacrificato la vita per ideali comuni; sono state, però, scelte solo alcune particolarmente rappresentative in quanto connubio tra la memoria del sacrificio per la patria e canoni estetici di particolare valenza.
Quella di Franco Buri e di Sergio Fonda Savio, la cui stele è firmata “Mascherini” (campo III, al muro, classe III, n. 14), come lo è la tomba per i caduti durante le manifestazioni di piazza in nome dell’italianità di Trieste il 5 e 6 novembre 1953, il 5 maggio e il 3 novembre 1945 e il 15 settembre 1947 (campo XIV, classe II, n. 7333).
Un’iscrizione nella cappella della famiglia Codermatz (campo XIV, classe III, n. 3198) rievoca il sacrificio del Tenente alpino Mario Codermatz, deceduto al Passo Marda in Etiopia nel 1941, mentre, nel vicino campo XV, il sepolcro della famiglia Stuparich (rotonda, classe III, n. 5615), un trilite di pietra carsica, onora il sacrificio di Carlo Stuparich conservando anche il masso che sul monte Cengio ha vegliato sulle sue spoglie per molti anni.

Antonella Cosenzi

Ramiro Meng, Progetto della cappella funeraria della famiglia Codermatz, 1929 (AGCTs, Monumenti funerari, classe III, n. 3198)
Ramiro Meng, Progetto della cappella funeraria della famiglia Codermatz, 1929 (AGCTs, Monumenti funerari, classe III, n. 3198)