Tomba Currò Psacharopulo
Michela Messina
All’interno di un’imponente edicola addossata al muro di cinta, il monumento in bardiglio e marmo di Carrara della famiglia Currò si erge su un alto basamento, decorato da un bassorilievo di grandi dimensioni affiancato dalle possenti statue della Speranza, in forma di angelo adorante, e della Carità, nelle vesti di una donna intenta a porgere una coppa a un fanciullo. A coronamento, su un alto piedistallo, sta, seduta, l’allegoria della Fede.
La tomba è stata concessa nel 1878 a Rosario Currò (Acireale 1813-Trieste 1887), imprenditore siciliano trasferitosi a Trieste nel 1837 per trovarvi ampia fortuna, nominato barone dal re d’Italia.
Molto attivo in campo benefico, un suo busto, opera di Enrico Levi, si trova nell’atrio dell’ITIS (già Istituto generale dei poveri). Il monumento, firmato dal noto scultore genovese Santo Varni, autore di numerosissime tombe nel Cimitero Monumentale di Staglieno a Genova, fu commissionato nel 1870 da Antonio Currò, fratello di Rosario, per il Cimitero di Catania.
Riscattato da quest’ultimo nel 1878, fu destinato al Cimitero di Trieste. Caso eccezionale nella scultura cimiteriale, il bassorilievo raffigura una riunione familiare avvenuta il 14 maggio 1857, in occasione delle nozze d’oro di Placido Currò e Antonia Badalà, genitori dei committenti. In una fitta sequenza di quindici personaggi fortemente caratterizzati - quasi un ritratto di famiglia pietrificato - vi sono rappresentati i figli della coppia: quattro maschi, accompagnati dalle mogli, e cinque femmine, di cui due monache benedettine.
Autore: Santo Varni (Genova 1807-1885)
Data: 1878
Posizione: campo VII, classe III, lungo il muro, n. 292
Bibliografia
Santo Varni scultore (1807-1885) 1985, pp. 209-211, cat. 115; BELLOCCHI 2001, p. 59; GOI 2003, 71-72; BELLOCCHI 2009, pp. 42, 48, nota 42; BELLOCCHI 2023, p. 54.
