Tombe di artisti

Le tombe di scultori, pittori e architetti

Architetti, pittori e scultori trovano nel cimitero, oltre un fertile terreno ove lavorare, anche il luogo del riposo eterno. Alcune tombe sono state progettate dagli stessi artisti, altre sono frutto del pietoso amore degli amici scultori, quando la dipartita era improvvisa e inaspettata.
É il caso della Tomba dello scultore Giuseppe Capolino (Trieste 1827-1858), un monumento funerario a stele che l’ungherese Béla Brestyanszsky (Budapest 1834-1895) direttore dell’atelier e suo successore, attivo tra Venezia, Trieste e Vienna realizza per l’amico scultore, prematuramente scomparso a 31 anni nel 1858.
Stessa sorte per il monumento funebre del pittore Umberto Veruda, sepolto nella tomba di famiglia nel fondo che il nonno Pietro, ritratto nel busto in pietra di Vicenza, acquisisce nel 1864 per 210 fiorini. Alla prematura e improvvisa scomparsa del pittore, nel 1904 a soli 36 anni, il Circolo Artistico decide di abbellire la tomba di famiglia a edicola in ghisa, eternando, la sua memoria con un busto, una tavolozza e pennelli in bronzo, opera dello scultore Giovanni Mayer, cui Veruda era legato da un’amicizia e da un profondo sodalizio artistico.
Numerose sono inoltre le tombe degli architetti e ingegneri triestini che hanno ridisegnato il volto della città fin dagli inizi del ‘900, tra cui spicca, per importanza, la Tomba della famiglia Berlam progettata dal capostipite assieme all’amico scultore Giovanni Marin. Quest’ultimo nel 1904, chiede il permesso di erigere il monumento raffigurante il busto ritratto in bronzo di Giovanni Berlam, appoggiato su una pila di libri, a ricordo dell’importanza dello studio e della formazione culturale nella carriera di un architetto. Tra le altre anche la Tomba Zammattio, opera che lo scultore Giovanni Mayer erige nel 1905 a memoria dell’architetto Giacomo Zammattio e la Tomba Mosco, dove è sepolto Giovanni Maria, uno degli architetti Liberty più conosciuti in città, realizzata nel 1924 dal figlio Carlo.
Tra i monumenti funerari degli scultori illustri si ricordano la Tomba Mayer, che Giovanni Mayer progetta per il proprio cenotafio, la Tomba Conti-Marin che custodisce le spoglie mortali dello scultore cimiteriale Luigi Conti, realizzata dal nipote Gianni Marin alla morte dello zio nel 1904. Tra i nomi più ricorrenti che progettano decorazioni di monumenti sepolcrali un posto di rilievo è sicuramente da attribuire proprio a Luigi Conti (1839-1904), autore anche della Tomba Marussig del 1901. Di Conti, che pubblicizzava nell’Almanacco e guida scematica di Trieste di fine secolo il proprio atelier definendosi “scultore-decoratore […] che eseguisce artisticamente Monumenti e lapidi in qualunque stile […] ritratti, medaglioni in marmo o bronzo” anche da fotografie, esiste un’interessante “caricatura cimiteriale”, in cui è rappresentato un grande obelisco funerario sul fondo e l’iscrizione [RE]SURRECTURIS realizzata nell’ambito del Circolo artistico da Carlo Wostry.
Tale caricatura vuole sottolineare la prolifica produzione di opere funerarie, nello specifico delle parti decorative e delle partiture architettoniche, create in collaborazione con altri scultori come Francesco Pezzicar, Ivan Rendić, Donato Barcaglia, Giovanni Marin. Tra le tombe più significative di artisti della seconda metà del ‘900, si ricordano infine quelle di Marcello Mascherini, Ruggero Rovan e Ugo Carà.

Claudia Crosera

Ruggero Berlam, progetto per l’ingresso del Cimitero di Sant’Anna, motto “Pax aeterna”, 1898. Particolare (ATDCTs, Partita IX, n. 86)
Ruggero Berlam, progetto per l’ingresso del Cimitero di Sant’Anna, motto “Pax aeterna”, 1898. Particolare (ATDCTs, Partita IX, n. 86)